Come far perdere agli studenti la paura di parlare una nuova lingua

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Come far perdere agli studenti la paura di parlare una nuova lingua

In questo fantastico viaggio che è l’insegnamento delle lingue, ho imparato una lezione importante: ascoltare e parlare sono sicuramente le abilità più difficili da imparare per gli studenti. All’inizio, quando stavo ancora sviluppando il metodo IELO, concentravo più la mia attenzione sulla pianificazione delle lezioni in base a ciò che mi ero prefissata, ovvero utilizzare la metodologia del project management per insegnare le lingue.

Non ero sicura inizialmente che avrebbe funzionato, ma ero molto fiduciosa che avendo un piano con un obiettivo chiaro, un tempo ben definito, delle tappe fondamentali e delle specifiche attività, il metodo sarebbe stato sicuramente efficace ed efficiente.
Bene, avevo ragione in parte.
Generalmente, nel primo incontro, durante il quale viene eseguita l’analisi dei bisogni dello studente, mostro un esempio del Piano Linguistico. Lo ritengo una sorta di momento magico durante il quale lo studente comprende che esiste un lavoro specifico ed organizzato che verrà svolto durante il suo processo di apprendimento. E non è tutto.

Il primo studente IELO

Per spiegarlo meglio prenderò come esempio l’intervista fatta al primo studente di IELO.
Filippo è un dirigente in una delle più importanti aziende di moda in Italia. La sua richiesta durante il nostro primo incontro fu molto semplice: “Voglio comunicare meglio, voglio essere in grado di intrattenere una conversazione in modo da poter capire e parlare senza aver paura di farlo”. Concluse dicendo: “Sai, con la grammatica me la cavo, ma il mio obiettivo è porre fine a questo blocco quando devo parlare inglese”.

A quel punto mi ricordo di avergli chiesto se avesse imparato l’inglese a scuola o se avesse fatto un corso in una scuola di lingue. Rispose che l’unica sua esperienza era stata a scuola e che purtroppo non aveva mai studiato inglese in una scuola di lingue o all’estero. Non appena andò via mi venne in mente una domanda: come posso aiutare Filippo ad abbandonare la sua paura di parlare inglese?

Come aiutare Filippo ad abbandonare la sua paura di parlare inglese?

La risposta a quella domanda mi tenne sveglia per parecchie ore prima che riuscissi finalmente a prendere sonno. Mi sono immaginata in quel film in cui Asthon Kutcher torna indietro nel tempo per cambiare il passato. Mi sembra che il titolo del film sia “The Butterfly Effect”.
Se potessi tornare indietro nel tempo e cambiare qualcosa nella mia formazione scolastica per quanto riguarda la lingua inglese cosa cambierei? Ricordo che in Brasile, dove ho vissuto gran parte della mia vita, l’inglese veniva insegnato più o meno come in Italia:

  • i libri di fronte allo studente.
  • L’infinito del verbo essere.
  • Esercizi di scrittura.

Poi mi sono ricordata della mia formazione nella scuola di lingue: due anni senza intrattenere una conversazione completa in inglese. Fu solo al terzo anno che ebbi un insegnante che riuscì a motivarmi a parlare l’inglese. Ricordo che c’era una ragazza bionda nella mia classe che discuteva sempre con lui per questo. Non riusciva a parlare perché aveva paura, mentre l’insegnante ci spingeva a smettere di parlare in portoghese. Ricordo di aver vissuto la stessa esperienza anni dopo quando decisi di imparare l’italiano a San Paolo. Ebbi una discussione simile con la mia insegnante di italiano. Ebbi la stessa reazione della ragazza bionda. Perché? Perché ero arrabbiata con l’insegnante? Semplice: non riuscivo a comunicare ciò che pensavo come avrei voluto. Pensando alla risposta di allora, che sembra piuttosto ovvia adesso: i libri non insegnano a comunicare.
Gli insegnanti non sono molto abituati a far riflettere gli studenti in una lingua diversa. L’attuale sistema educativo prepara gli studenti a leggere un testo in inglese o a preparare un esame, ma non a comunicare.

Ero ancora sveglia, non riuscivo a dormire. Avevo bisogno di una risposta a quella domanda e stavo facendo brainstorming sul letto. Alla fine ho ricordato due episodi della mia vita che mi hanno davvero aiutata a comunicare in una nuova lingua: il primo quando ero piccola. Non ricordo molto, ma ricordo che mia madre era solita recitare con me la stessa preghiera ogni sera prima di andare a letto. Dopo un po’ di tempo l’avevo imparata a memoria. Mia madre continuava a venire ogni sera a pregare con me. Avrei dovuto aver bisogno di mia madre allora? Probabilmente no. In ogni caso mia madre era lì per mettermi a letto. Era una preghiera molto semplice e difficile da dimenticare. Il secondo episodio fu quando decisi di sostenere l’esame IELTS. Mi ero prefissata questo obiettivo. Un po’ di tempo dopo conobbi Ana, l’insegnante che mi preparò all’esame. Feci lezione con lei per 7 mesi. Imparai di più in 7 mesi con lei che in 7 anni alla scuola di lingue. Era una donna divertente e gentile. Mi insegnò delle tecniche per comunicare. Mi dette fiducia. Entrambe erano lì per me.

Quei ricordi mi riportarono alla domanda iniziale: cosa cambierei nella mia educazione linguistica se potessi tornare indietro nel tempo? Probabilmente avrei chiesto a mio padre di mandarmi in un paese di lingua inglese per diversi mesi. Così in quel modo avrei avuto la possibilità di vivere la lingua. Tuttavia non avevamo i soldi necessari per farlo, quindi avrei rifatto esattamente le stesse cose. Sapete perché? Perché non avevo altra scelta.

Il metodo IELO

Così, dopo averci riflettuto tutta la notte, la mattina successiva mi sono messa alla mia scrivania ed ho cominciato a scrivere il piano linguistico di Filippo. In quel piano c’era qualcosa di diverso rispetto alla mia idea originale. Avevo inserito degli esercizi che potevano aiutarlo a sviluppare le sue abilità comunicative. Non c’era nulla in questa idea di realmente innovativo:

  • guardare Netflix in inglese con sottotitoli in inglese.
  • Attaccare post-it un po’ ovunque in casa.
  • Comunicare con me tramite Whatsapp ogni 2 giorni.
  • Presentare argomenti interessanti in classe.
  • Essergli vicino ogni volta che ne avesse avuto bisogno.

In poche parole, questa era la cosa migliore che potevo aggiungere al metodo IELO. Il primo incontro con Filippo mi aveva fatta riflettere sulla mia formazione in portoghese, inglese e italiano. Non l’avevo mai fatto prima. Mi aveva fatta riflettere sul fatto che imparare una lingua non significa parlarla come la Regina Elisabetta, si tratta invece di comunicare i propri pensieri in modo chiaro. E’ così che aveva fatto mia madre. Lei era stata fondamentale per la mia educazione linguistica perché mi aveva insegnato a parlare portoghese, sia ripetendo una preghiera sia insegnandomi le mie prime parole. Ana, invece, mi aveva fornito la struttura e gli strumenti per migliorare le mie competenze linguistiche in inglese.

Non importa se si tratti della lingua portoghese o di quella inglese, quando un insegnante aiuta lo studente a capire che parlare una lingua è il modo e non il fine stesso della comunicazione, la paura è qualcosa che svanirà naturalmente.

By |2019-03-07T11:58:32+00:00Novembre 13th, 2018|Metodo IELO|Commenti disabilitati su Come far perdere agli studenti la paura di parlare una nuova lingua